La sfida degli ex in Paraguay

Oggi il Paraguay vota per le “elezioni della prima volta”. C’è un ex vescovo, Fernando Lugo, che se vincesse porrebbe fine a sessantuno anni di governo conservatore portando al potere l’opposizione di sinistra. C’è una donna, l’ex ministro dell’Istruzione Blanca Margarita Ovelar de Duarte, che è il volto del Colorado party (Cp) del presidente uscente, Nicanor Duarte Frutos. C’è l’ex golpista Lino Oviedo, che va forte soprattutto nelle zone rurali e che sarebbe stato fatto uscire dall’oblio proprio per fermare la corsa dell’ex vescovo.
19 APR 08
Ultimo aggiornamento: 04:17 | 4 AGO 20
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Asunción. Oggi il Paraguay vota per le “elezioni della prima volta”. C’è un ex vescovo, Fernando Lugo, che se vincesse porrebbe fine a sessantuno anni di governo conservatore portando al potere l’opposizione di sinistra. C’è una donna, l’ex ministro dell’Istruzione Blanca Margarita Ovelar de Duarte, che è il volto del Colorado party (Cp) del presidente uscente, Nicanor Duarte Frutos. C’è l’ex golpista Lino Oviedo, che va forte soprattutto nelle zone rurali e che sarebbe stato fatto uscire dall’oblio proprio per fermare la corsa dell’ex vescovo. Ma lo scopo non è stato raggiunto. Il fronte dei colorados si è diviso tra l’ex ministra e l’ex golpista e, secondo gli ultimi sondaggi, Lugo – “il vescovo rosso”, come l’hanno soprannominato – potrebbe battere tutti al primo turno, evitandosi addirittura il ballottaggio.
I colorados – che preseno il potere due anni prima del Partito comunista in Cina, come ha sottolinato l’Economist – non se l’aspettavano: sulla carta la corsa dell’ex vescovo pareva molto mediatizzata ma poco concreta. In realtà si è rivelato un candidato formidabile, sfruttando la sua grande capacità di parlare alla gente, raccontando come ha intenzione di salvare il Paraguay come se stesse facendo una predica frizzante dal pulpito, tagliandosi i capelli e sbiancandosi i denti. Così ha conquistato la popolazione più povera, con un messaggio di novità quasi rivoluzionario. I colorados ora si chiedono dove hanno sbagliato. L’ex insegnante e l’ex ministra Olevar non era affatto un candidato debole: poteva contare sulla borghesia e sulla chiesa (che non vede di buon occhio la discesa in campo di un ex vescovo) e su una macchina di partito potente e collaudata. (continua sul Foglio del 20 aprile)